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		<title><![CDATA[Febbre Italia di Uri Dadush e Moises Naim   ]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<!-- ======================================================= --><!-- Created by AbiWord, a free, Open Source wordprocessor.  --><!-- For more information visit http://www.abisource.com.    --><!-- ======================================================= -->
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<p style="TEXT-ALIGN: justify"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold"><img hspace="2" alt="" vspace="2" align="left" src="/public/jpg_2125264.jpg" />Il compiacimento del governo sull'andamento dell'economia italiana  sbagliato. Lo dimostrano i dati su debito pubblico, il costo del lavoro e la competitivit delle imprese. Che fare? Ecco la ricetta di due noti economisti.</span> </p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">L'Italia  la prossima Grecia? No, non lo . La Spagna e gli altri Paesi europei infatti sono oggettivamente pi vulnerabili dell'Italia. Quindi? Gli italiani dovrebbero essere contenti del fatto che il loro prossimo choc non sar legato al crollo della Grecia ma, diciamo, a quello della Spagna? Certo che no. E questo  il messaggio cruciale che il governo italiano, nonch la sua lite politica, economica e mediatica faranno bene a tenere a mente: la principale minaccia per la stabilit economica dell'Italia non  n la situazione greca n quella spagnola. Il virus invisibile, ma altamente tossico, che sta minando l'economia italiana si chiama compiacimento.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold"><img alt="" src="/public/jpg_2125275.jpg" /><br /></span><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold"><br />Il fatto che l'Italia abbia governato meglio di altri la rotta durante le recenti tempeste economiche e il fatto che ora sembri meno probabile il rischio di una crisi massiccia come quella abbattutasi sulla Grecia, non significa che le fondamenta economiche dell'Italia siano robuste. O che i responsabili delle decisioni politiche possano rilassarsi. Non solo altri paesi europei sperimentano situazioni d'emergenza costanti e collassi economici che possono influenzare l'Italia ma, cosa ben pi importante, senza urgenti correzioni, l'economia italiana si evolver in modi che sono destinati a condurla verso una dolorosa crisi. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Questa possibilit pu e deve essere evitata. Le informazioni, gli strumenti e le politiche ci sono e ne discuteremo qui di seguito. Ma  inutile avere a disposizione le politiche se non ne viene avvertito il bisogno nelle alte sfere governative e nel resto della societ, e se i politici e gli altri leader continuano ad ignorare l'impellente necessit per l'Italia di rafforzare le proprie difese economiche. Tale preoccupazione dovrebbe stimolare i politici a cercare dei compromessi, a lavorare insieme, a creare un programma di riforme comune. Non siamo ingenui e sappiamo quanto sia difficile. Ma accadr prima o poi. Pi si rimanda, pi doloroso sar per gli italiani, specialmente per la classe media e per i ceti poveri che vanno aumentando.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Le recenti 'vittorie' economiche dell'Italia non dovrebbero oscurarne la fragilit. Ad esempio durante la crisi l'Italia ha gestito meglio della Grecia e di altri paesi europei i conti pubblici. Il saldo delle partite correnti e il debito estero sono rimasti a livelli modesti. Le banche italiane non hanno avuto bisogno di grandi soccorsi. Il sistema pensionistico, recentemente riformato, resta s uno dei pi costosi in Europa, ma  pi sostenibile di altri grazie alla riduzione delle rendite per chi si ritirer in futuro. Infine lo spread tra i rendimenti dei titoli pubblici italiani e quelli tedeschi  cresciuto restando per minimo rispetto invece al differenziale con la Grecia.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Tuttavia  altrettanto vero che il debito pubblico italiano (in raffronto al prodotto interno lordo) equivale pi o meno a quello greco e che gli indicatori demografici mostrano un declino della forza lavoro e un aumento dei costi della sanit e delle pensioni. E bisogna aggiungere che la capacit dell'Italia di competere a livello internazionale  andata drasticamente deteriorandosi come quella della Grecia. Per meglio dire, negli ultimi 20 anni la crescita della produttivit dell'Italia  stata la pi bassa di tutta l'area euro. Inoltre, la combinazione di questi tre fattori, debito elevato, declino della competitivit e crescita anemica, significa che l'economia italiana rimarr eccezionalmente vulnerabile a choc economici sfavorevoli. Collassi quasi inevitabili in uno scenario globale post-crisi altamente incerto.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">L'economia italiana  affetta da tre pericolosi fattori di vulnerabilit. In primo luogo il debito pubblico, che  attorno al 115 per cento del Pil. Visto che i tassi sono oggi vicino al 4 per cento, per pagare gli interessi l'Italia spende ogni anno circa il 4,5 per cento del Pil. In pratica, quest'anno e il prossimo, gli italiani spenderanno in oneri sul debito la stessa cifra riservata alla pubblica istruzione. Qualora invece i creditori ritenessero che il Paese sia troppo rischioso, oppure i tassi d'interesse crescessero nuovamente vista la ripresa globale (come  sicuro che accada), i costi sarebbero molto pi alti.  chiaro che se aumentassero i tassi sul debito, i costi salirebbero anche per imprese e consumatori. Inoltre, anche supponendo che il saldo primario fosse zero (l'avanzo primario del bilancio  la differenza fra le entrate e le spese pubbliche esclusi gli interessi da pagare sul debito pubblico), gi l'attuale costo degli interessi si tradurrebbe in un incremento del debito pi veloce di quello dell'economia. Senza l'impegno a mantenere l'avanzo primario stabilmente in positivo esiste un serio rischio che ogni anno il peso del debito aumenti sempre di pi. Di fatto, la stima unanime  che nei prossimi sette anni l'economia italiana crescer in media di circa il 3 per cento in termini nominali, un punto percentuale in meno del tasso d'interesse pagato sul debito. E queste sono stime piuttosto ottimistiche poich partono dal presupposto che i tassi di interesse restino stabili e che non avverr alcun imprevisto n tantomeno che i suoi maggiori partner commerciali subiscano rallentamenti della propria attivit economica. E c' di pi. Il debito dell'Italia ha una scadenza relativamente breve, il che implica ogni anno una richiesta di finanziamento relativamente alta. Di conseguenza l'Italia  potenzialmente pi vulnerabile di altri paesi di fronte ad un cambiamento di opinione del mercato.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Il secondo fattore di vulnerabilit riguarda il costo del lavoro che in Italia  cresciuto pi dei paesi concorrenti. Questo fatto, oltre ad essere ben noto, rappresenta anche una grave minaccia alla stabilit e alla prosperit del Paese. Un esempio: nell'ultimo decennio il costo del lavoro per unit di prodotto  aumentato del 25-30 per cento rispetto a quello dei lavoratori tedeschi. La perdita di competitivit  ancora pi drammatica se paragonata ai salari di Stati Uniti, Giappone e Cina. Questi ultimi rappresentano grandi mercati per le esportazioni italiane e sono spesso sede di imprese che competono con gli esportatori italiani sui mercati internazionali. Le conseguenze della perdita di competitivit dell'Italia sono pesanti e stanno impoverendo tutti gli italiani. Secondo una recente analisi globale sulla competitivit dell'area euro effettuata dalla Commissione di Bruxelles per ci che riguarda il decennio 1998-2008, le esportazioni italiane di beni e servizi sarebbero cresciute pi lentamente rispetto a quelle di tutti gli altri paesi membri. Sempre secondo questa analisi, l'Italia avrebbe perso gran parte della propria quota di mercato nelle sue tradizionali aree geografiche. Presenza estera crollata anche al di l di quanto sarebbe giustificato solo da fattori legati ai costi. Alcuni economisti ritengono che miglioramenti di qualit hanno consentito ad alcune aziende italiane di spuntare prezzi superiori bilanciando cos la caduta delle vendite in volumi. Ma non ci pu essere disaccordo sul fatto che la bilancia commerciale sia andata in territorio negativo malgrado la crescita della domanda interna sia stata per molti anni ai livelli pi bassi in Europa.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/febbre-italia/2125262&ref=hpsp" target="_blank">http://espresso.repubblica.it/dettag...25262&ref=hpsp</a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold"><br /></span></p>
<ul>
    <li style="TEXT-ALIGN: center"><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/febbre-italia/2125262//1"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Tasse e lavoro<br />Quanto del costo del lavoro assorbita dalle imposte sul reddito<br />e dai contributi previdenziali (in percentuale dati 2008)</span></a><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold"><br /></span></li>
</ul>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold"> </span><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Nell'economia globale integrata di oggi  impossibile crescere a un ritmo europeo persino modesto senza essere competitivi sui mercati mondiali. Sfortunatamente, senza lo stimolo delle esportazioni, molte imprese italiane resteranno di piccole dimensioni e incapaci di sfruttare le economie di scala che i mercati globali permettono, poich l'andamento demografico e dei consumi dell'Italia sono fra i peggiori al mondo e focalizzare l'attenzione sui mercati nazionali equivale a rallentare la crescita economica del Paese. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Il terzo elemento di vulnerabilit viene dalla combinazione potenzialmente esplosiva dei primi due fattori citati, che si rafforzano a vicenda in un circolo vizioso.  molto difficile ridurre l'entit di un debito pesante se non esiste crescita. Per definizione, un'economia in espansione pu sopportare un debito maggiore o pu permettersi di produrre un'attivit in grado di pagare gli interessi invece che la costruzione di scuole e ospedali. Ed  l'espansione dell'economia a generare il gettito fiscale capace di ripagare il debito. D'altro canto, un debito elevato peggiora la competitivit e i problemi di crescita, poich incrementa i tassi d'interesse attraverso tutto il processo economico. Anche un debito pubblico elevato rende cauti e diffidenti gli investitori i quali sanno che un aumento delle tasse  praticamente dietro l'angolo. Nelle economie che non appartengono all'area euro, ad esempio nel Regno Unito di oggi o nell'Italia degli anni '90, una svalutazione della moneta per restituire competitivit e aiutare la crescita attraverso l'incremento delle esportazioni e la riduzione delle importazioni, avrebbe potuto bloccare il circolo vizioso. Ma questa, ovviamente, non  pi una soluzione percorribile.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/febbre-italia/2125262&ref=hpsp" target="_blank">http://espresso.repubblica.it/dettag...25262&ref=hpsp</a></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><br /><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">RISCHIO COLLASSO</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Tali fattori di vulnerabilit non sono una novit, ma ben noti agli esperti e all'opinione pubblica. Ma il problema  proprio questo: gli italiani si sono abituati a vivere sotto la minaccia che questi elementi di vulnerabilit possano un giorno esplodere e portare al collasso. La 'serena coesistenza' con questi pericoli cos chiari e presenti non  pi accettabile. La crisi greca e quella che potrebbe colpire la Spagna o l'Irlanda mostra quanto sia sconsiderato vivere in una casa il cui tetto potrebbe caderci in testa da un momento all'altro. Se ci non  accettabile per una famiglia, lo  ancor meno per un intero Paese.<br /><br />Questa non  'sempre la stessa solfa'. Ma una situazione nuova in cui i tassi d'interesse stanno rispondendo alle paure dei livelli del debito sovrano e le vecchie abitudini sono divenute pericolose. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Ad esempio, sono quattro le tempeste economiche che quest'anno o il prossimo potrebbero causare il crollo del tetto sulla testa dell'Italia. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">1. L'impatto della crisi greca sugli altri paesi porter ad un rialzo dei tassi d'interesse che si riverser nel settore privato e uccider la ripresa nei paesi euro pi deboli, peggiorando ancora di pi il problema del debito. Ne conseguir pi disoccupazione, deficit pi alti e un ulteriore deterioramento dei servizi pubblici. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">2. Il vacillare della ripresa globale una volta che le misure di stimolo non sono pi efficaci. E che rischi sovrani e banche fragili possano spaventare i mercati.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">3. Qualora per la crescita globale fosse sostenuta, i tassi di interesse risalirebbero dai livelli minimi storici e la domanda di petrolio dei mercati emergenti continuerebbe ad aumentare. Di conseguenza un altro grande collasso petrolifero potrebbe colpire il mondo nel 2011, scatenando un ulteriore rallentamento globale. Allora l'Italia, il Paese che pi dipende dalle importazioni di petrolio ed  peggio piazzato per quanto riguarda l'aumento delle esportazioni con le quali riuscirebbe a pagare il suo fabbisogno petrolifero, verr colpita duramente.<br /><br />4. L'eventualit pi perniciosa  che l'Italia continui a perdere competitivit nei confronti della Germania e di altri paesi, che i salari aumentino pi rapidamente della produttivit e che le imprese italiane siano sempre pi care sui mercati mondiali e si vedano obbligate a riposizionare la propria produzione nei paesi dell'Europa dell'Est o da qualche altra parte. Se non controllato, questo processo, ormai in atto da molti anni, porter alla fine verso un lento strangolamento della capacit di crescita dell'economia, fino ad un suo stallo totale. I mercati finanziari alla fine reagiranno (oppure anticiperanno l'andamento), forzando un rialzo degli oneri sul debito delle dimensioni di quello della Grecia. Il problema qui non  di spaventare la gente, ma di sottolineare il fatto che gli choc all'Italia, gi economicamente vulnerabile, potrebbero arrivare da pi fonti e che anche una ripresa sostenuta pu nascondere pericoli.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">CHE FARE ?</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">L'Italia non dovrebbe attendere l'infarto, bens cercare di tenere sott'occhio la pressione alta, il peso in eccesso, il vizio del fumo. Nei prossimi tre anni, ha bisogno di incrementare il suo avanzo primario di almeno il 4 per cento del Pil per assicurarsi che il suo rapporto debito/Pil torni verso un graduale declino, riassicurando cos i mercati in merito al fatto che il Paese ha i conti pubblici a lungo termine sotto controllo. Per fare un raffronto, ci si aspetta che nello stesso lasso di tempo la Grecia, con accordo dell'Unione europea, migliori il proprio avanzo primario del 10 per cento del Pil. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">L'Italia ha anche bisogno di riconquistare competitivit, ma con il costo del lavoro per unit di prodotto della Germania che non cresce (i salari aumentano solo se aumenta la produttivit del lavoro), fare ci richiede una riduzione del costo del lavoro, in altre parole i salari italiani devono crescere meno rapidamente della produttivit. Ma di quanto? Un buon inizio sarebbe un 6 per cento di ripresa della competitivit nel giro di tre anni - circa un quarto di quella persa nei confronti della Germania nel corso degli ultimi dieci anni. Persino pi importante della cifra sarebbe il segnale inconfondibile che le cose stanno cambiando e che l'andamento negativo si fermi e arrivi persino a capovolgersi. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Questa effettiva svalutazione potrebbe essere raggiunta subito attraverso un taglio dei salari del 6 per cento, cominciando, come in altri paesi, con il settore del pubblico impiego (anche se questa  una via politicamente dura da perseguire), oppure attraverso un pi graduale processo di congelamento dei salari per tre anni e mettendo in atto riforme strutturali che aumentino la produttivit del 2 per cento all'anno rispetto alla recente tendenza. Essendo complicato accelerare la produttivit nel breve periodo, risulta pi perseguibile una combinazione tra riforme strutturali e un modesto taglio dei salari. Riforme strutturali decisive dovrebbero includere la rimozione di regole che creano un duplice mercato del lavoro in cui, mentre alcuni lavoratori sono protetti e coccolati, altri - ironicamente spesso i pi giovani e acculturati - sono obbligati a svolgere per anni lavori precari e mal pagati. Un altro intervento determinante sarebbe quello di incrementare l'efficienza di servizi e infrastrutture che influenzano la competitivit delle imprese, dall'energia alle telecomunicazioni e ai trasporti. Sarebbe poi necessario liberalizzare il commercio al minuto e i servizi professionali.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Questi cambiamenti a livello nazionale sono essenziali e l'Italia ha bisogno di perseguirli a dispetto di tutto. Inoltre, c' un ruolo importante che gli ambasciatori dell'economia italiana devono svolgere cominciando da quelli che rappresentano il Paese a Francoforte, Bruxelles e Berlino. In poche parole, essi devono staccarsi inequivocabilmente dalla linea tedesca e trasmettere il messaggio che l'aggiustamento in Italia come in altri Paesi vulnerabili sarebbe aiutato da un allargamento pi rapido dell'area euro. Ci richiederebbe che la Germania e gli altri Paesi con un saldo attivo della bilancia commerciale di elevata entit si impegnassero a stimolare i consumi nazionali e gli investimenti e facessero meno affidamento sulle esportazioni europee. Come abbiamo recentemente sostenuto in un articolo pubblicato sul 'Financial Times',  altres indispensabile che, anche una volta superata l'attuale crisi globale, la Banca centrale europea adotti una politica monetaria pi espansionistica di quella perseguita prima della crisi, politica che rifletta il bisogno di adattamento in gran parte dell'Europa e non solo le preferenze dei fondamentalisti dell'inflazione.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Inoltre, nel corso di questo periodo cruciale, l'obiettivo esplicito della Banca centrale europea dovrebbe essere un euro debole, per stimolare la competitivit di tutta l'Europa. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 0in; MARGIN-LEFT: 0pt"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Anche altri paesi europei e non possono dare un contributo. Il G20, che  ora il veicolo di coordinamento per la politica economica internazionale e include paesi quali la Cina e l'India, giganti dell'economia emergente a rapida crescita, ha la necessit di riconoscere che una sequenza di crisi del debito sovrano in Europa sarebbe destinata a riversarsi su alcuni mercati emergenti vulnerabili e potrebbe influenzare gli oneri sul debito di Giappone e Stati Uniti, cos come le esportazioni di tutti. In altre parole, tale crisi rappresenta un grande rischio per una ripresa globale sostenuta. Un euro debole  il premio assicurativo di cui ha bisogno il G-20 per evitare un'implosione della stessa area euro.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN-LEFT: 0.5in" align="left"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">UNA MENTALITA' PERICOLOSA</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN-LEFT: 0.5in" align="left"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold"></span><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold"> Le riforme qui delineate sono dolorose e impopolari e   richiederebbero un grande coraggio politico, elemento che di solito scarseggia e non solo in Italia.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN-LEFT: 0.5in" align="left"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Le proposte avanzate in questo articolo possono essere facilmente ridicolizzate e licenziate, sulla base del fatto che esse ignorano la realt politica dell'Italia, la distribuzione del potere e persino la cultura nazionale. Lo sappiamo. Sappiamo anche che molti anni vissuti in 'serena coesistenza' con pericolose minacce economiche e una situazione economica precaria hanno creato la forte illusione che qualunque cosa accada, in un modo o nell'altro, l'Italia finisca sempre per far meglio di quanto predicono regolarmente gli esperti catastrofisti che non ne comprendono il reale funzionamento. </span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN-LEFT: 0.5in" align="left"><span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold"> cosa ben nota anche il fatto che le cifre e le statistiche italiane siano piuttosto confuse e che ci sia una 'economia sommersa' pi forte, pi dinamica e pi sana di quella che riferiscono i dati ufficiali.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN-LEFT: 0.5in" align="left"> <span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">Crediamo fermamente che questo modo di fare sprezzante ignori i fatti che riguardano le deprimenti prestazioni economiche dell'Italia degli ultimi anni. Una mentalit che  anche pericolosa poich sostiene un atteggiamento di compiacimento e passivit, che crea una politica di stagnazione capace prima o poi di danneggiare tutti gli italiani. Se non altro, le crisi avvenute in Grecia e Spagna evidenziano che i cambiamenti in Italia sono inevitabili. Arriveranno dal governo e da una societ che trover il modo di collaborare al fine di evitare un ulteriore declino economico oppure arriveranno come inevitabile conseguenza di forze economiche spietate. Non esistono soluzioni facili e indolori. Aspettarle contribuir soltanto ad aumentare il dolore. <br /><br />Uri Dadush  associato del Carnegie Endowment di Washington e Moises Naim  il direttore della rivista 'Foreign Policy' .</span></p>
<span style="FONT-STYLE: italic; FONT-FAMILY: "Century Schoolbook L"; FONT-WEIGHT: bold">
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN-LEFT: 0.5in" align="left"><br />Traduzione di Rosalba Fruscalzo. <br /></p>
</span>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN-LEFT: 0.5in" align="left"><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/febbre-italia/2125262&ref=hpsp" target="_blank">http://espresso.repubblica.it/dettag...25262&ref=hpsp</a></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[Impegno dell intellighenzia nella politica]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify"><span style="COLOR: black"><strong><em><font size="4" face="Times New Roman"><img hspace="3" vspace="2" align="left" src="/public/tulliomarra.jpg" alt="" />Se in passato personalit&agrave; degli ambienti culturali contribuivano pi&ugrave; o meno fattivamente con il loro impegno etico e morale nella politica, costoro appartenevano in gran parte alla sfera ideologica marxista. </font></em></strong></span></div>
<div align="justify"><font size="4" face="Times New Roman">&nbsp;</font></div>
<div align="justify"><strong><em><font face="Times New Roman"><font size="4"><span style="COLOR: black">Oggi invece sembra essersi interrotta la continuit&agrave; generazionale di quest&rsquo;impegno, alcuni danno la responsabilit&agrave; al (post) post moderno ove la cultura &nbsp;si ritiene sia priva </span><span style="COLOR: black">di un reale centro dominante di potere politico, di comunicazione e di produzione culturale. E&rsquo; presente un divario tra </span><span style="COLOR: black">l&rsquo; intellighenzia e la classe politica che si dimostra indifferente verso di essa.</span></font></font></em></strong></div>
<div align="justify"><font size="4" face="Times New Roman">&nbsp;</font></div>
<div align="justify"><span style="COLOR: black"><strong><em><font size="4" face="Times New Roman">Attualmente sono presenti due tipi di &ldquo;valorizzatori culturali&rdquo;:</font></em></strong></span></div>
<div align="justify"><font size="4" face="Times New Roman">&nbsp;</font></div>
<div align="justify"><strong><em><font face="Times New Roman"><font size="4"><span style="COLOR: black">Il primo</span><span style="COLOR: black"> &egrave; rappresentato dall&rsquo;artista televisivo/cinematografico presentato come figura di riferimento nel mondo mediatico, attraverso i media interfaccia direttamente il pubblico ponendosi quale antagonista del potere, ma loro stessi sono un potere. Pensiamo a Beppe Grillo con la sua aggressivit&agrave; generalizzata che ironizza su tutti meno che su se stesso. Costoro sono diventati dei &ldquo;m&egrave;tre &agrave; penser&rdquo;&nbsp;di tutti gli aspetti della vita.</span></font></font></em></strong></div>
<div align="justify"><font size="4" face="Times New Roman">&nbsp;</font></div>
<div align="justify"><strong><em><font face="Times New Roman"><font size="4"><span style="COLOR: black">Il secondo tipo definito da taluni in senso dispregiativo &egrave; lo &ldquo;spin doctor&rdquo;</span> ,</font></font></em></strong></div>
<div align="justify"><strong><em><font face="Times New Roman"><font size="4">cio&egrave; la persona incaricata di presentare le scelte di un partito politico sotto una luce favorevole<span style="COLOR: black">, costui sa gestire la realt&agrave; e manipolarla come informazione da divulgare nella giusta direzione verso l&rsquo;opinione pubblica.</span></font></font></em></strong></div>
<div align="justify"><font size="4" face="Times New Roman">&nbsp;</font></div>
<div align="justify"><span style="COLOR: black"><strong><em><font size="4" face="Times New Roman">Anche se parte della popolazione &egrave; anestetizzata da una Tv imbarbarita, incivile e volgare. Un' altra parte ha un&rsquo;enorme sete di&nbsp;sapere e di partecipazione, &egrave; qui ove&nbsp;intellighenzia pu&ograve; svolgere il suo ruolo fattivo, ed essere ascoltata. Quindi nella nostra societ&agrave; &egrave; senz&rsquo;altro presente un movimento di opposizione al &ldquo;cretinismo televisivo&rdquo;. </font></em></strong></span></div>
<div align="justify"><font size="4" face="Times New Roman">&nbsp;</font></div>
<div align="justify"><span style="COLOR: black"><strong><em><font size="4" face="Times New Roman">Purtroppo la mancanza di una vera &ldquo;intellighenzia&rdquo; in politica fa s&igrave; per dirla con una frase di Norberto Bobbio, che se si sa benissimo come la societ&agrave; italiana dev&rsquo;essere, non si sa per&ograve; com&rsquo;&egrave;. &nbsp;Oggigiorno un pensiero mediocre della sinistra sembra prevalere, esso rappresenta l&rsquo;elettore di destra come uno che puzza, non sa parlare, ed &egrave; volgare, se questo pensiero mediocre soddisfa e mette pace ai sinistrorsi, di certo non attrae dalla sua parte il destrorso. </font></em></strong></span></div>
<div align="justify"><font size="4" face="Times New Roman">&nbsp;</font></div>
<div align="justify"><span style="COLOR: black"><strong><em><font size="4" face="Times New Roman">Compito allora dell&rsquo; intellighenzia &egrave; di porsi mediatore nei riguardi del mondo civile, essere costruttore di una critica indipendente ma costruttiva e responsabile, di assumere la difesa dei valori universali, contro l&rsquo;irrazionalit&agrave;, contro i fanatismi, e di accettare proposte senza la remora del colore politico.&nbsp;</font></em></strong></span><font size="4" face="Times New Roman">&nbsp;</font></div>]]></content>
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		<issued>2010-03-31T12:47:07+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Giustizia ! Risposta sbagliata dalla politica.]]></title>
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		<created>2010-03-28T13:04:03+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Cambria"><strong><em><font size="4"><img style="WIDTH: 241px; HEIGHT: 160px" hspace="3" vspace="2" align="left" src="/public/palazzaccio.jpg" width="246" height="231" alt="" />Recentemente il presidente del Consiglio ha detto: &ldquo;In Italia la sovranit&agrave; &egrave; oggi passata dal Parlamento al partito dei giudici&rdquo;. E&rsquo; reale questo</font></em></strong></span></div>
<div align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Cambria"><strong><em><font size="4">&nbsp;rischio ?&nbsp;Quest&rsquo;affermazione rappresenta un rovesciamento della realt&agrave;. Nessuna delle grandi scelte di governo si &egrave; mai scontrata con la &ldquo;opposizione&rdquo; della Corte Costituzionale. Che poi i giudici vadano assumendo un ruolo ampio &egrave; certamente vero, esso per&ograve; non &egrave; il problema specifico di una riforma della giustizia. Il presidente del Consiglio certo si riferiva alle sentenze dell&rsquo;alta Corte che hanno annullato due leggi che sancivano una temporanea immunit&agrave; per le &ldquo;alte Cariche&rdquo;, queste erano in verit&agrave; due tentativi maldestri per creare uno scudo a singole situazioni, derogando cos&igrave; all&rsquo;ordinario corso della giustizia. La Corte non ha mai operato in posizione antagonista rispetto al Parlamento, anzi ha spesso dimostrato deferenza nei confronti del primato dell&rsquo;organo esecutivo. Nel caso Englaro il Parlamento pretendeva di impedire ai giudici di fare il loro lavoro, quindi l&rsquo;intervento della Corte &egrave; stato corretto. Il presidente della Camera Fini ha ricordato che la sovranit&agrave; popolare nel nostro ordinamento &ldquo;si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione&rdquo;. Ciascuno dei due poteri opera secondo una propria logica che deve rispettare, e l&rsquo;una non pu&ograve; sostituirsi all&rsquo;altra. In tema di giustizia poi si dovrebbe sempre evitare di equiparare un&rsquo;indagine ad una imputazione, e questa ad una condanna ancora sub judice e quindi non definitiva. Si vorrebbe abolire l&rsquo;obbligatoriet&agrave; dell&rsquo;azione penale, e dare una discrezionalit&agrave; all&rsquo;azione penale della magistratura inquirente. Significherebbe per un pubblico ministero poter agire o no anche in vista di interessi estranei ad una garanzia di legalit&agrave; (politici, economici, di parte) . A questo punto viene da s&eacute; che le garanzie sarebbero facilmente asservite ad interessi politici contingenti. Tutto ci&ograve; farebbe venir meno l&rsquo;indipendenza e l&rsquo;imparzialit&agrave; della funzione giudiziaria.&nbsp;&nbsp;</font></em></strong></span></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Il nostro impegno per Bollate.      ]]></title>
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		<created>2010-03-11T05:51:44+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font face="Tahoma"><strong><em><img style="WIDTH: 238px; HEIGHT: 125px" hspace="5" vspace="5" align="left" src="/public/votaIA.jpg" width="333" height="148" alt="" />Bollate in Lombardia e Portogruaro in Veneto sono i primi due appuntamenti elettorali in cui Italia Attiva si misura a pochi mesi dalla sua nascita nelle predette regioni. Un periodo nel quale il nostro partito ha iniziato a mettere le basi di un progetto ambizioso e fattibile: riportare l'onest&agrave; in politica e far si che il cittadino possa riacquistare fiducia e voglia di riavvicinarsi a questo insostituibile strumento di democrazia e partecipazione. <br /></em></strong></font><font face="Tahoma"><strong><em><br />Troppe le 'non risposte', le inutili promesse (molto spesso elettorali), i comportamenti impropri che hanno allontanato i cittadini dalla politica, provocando in essi la peggior reazione che si potesse immaginare, cio uneccessiva sfiducia e, talvolta, avversit&agrave; alla politica. Un fatto di una gravit&agrave; estrema, che ha come conseguenza quella di lasciare 'campo libero' a chi ancora oggi vede nella politica un mezzo per coronare un fine personale o di casta. Perch&egrave;, checch&egrave; se ne dica,  e sar&agrave; sempre la politica a determinare le scelte di tipo amministrativo, economico, ecc. del nostro paese e che poi avranno risvolti pratici e concreti nella nostra vita quotidiana <br /><br />I partiti tradizionali hanno fallito il loro compito istituzionale: hanno gradualmente perso contatto con i cittadini che a loro avevano dato mandato di rappresentare le proprie istanze. Un distacco che ha avuto la sua massima espressione in una vergognosa legge elettorale che addirittura ci impedisce di scegliere i nostri rappresentanti nelle sedi istituzionali ( Camera e Senato ). In parole povere i partiti si sono auto referenziati, decidendo al loro interno, spesso con meccanismi del tutto discutibili, chi proporre nelle proprie liste e con quale ordine di graduatoria. E questa la democrazia a cui aspiriamo? <br /><br />Italia Attiva ha scelto di scendere in campo per fornire l'alternativa agli elettori, con l'obiettivo di fornire risposte concrete ed essere propositivi. La politica  spirito di servizio,  sacrificio,  una delega alla quale chi opera  chiamato a rispondere in modo efficiente, imparziale, secondo principi di onest&agrave; e trasparenza che ogni buon amministratore dovrebbe avere come obiettivo unico e primario nell'ambito del suo mandato. <br /><br />Italia Attiva  composta da cittadini che hanno deciso di non arrendersi, di non lasciare campo libero agli 'squali di turno', di non lasciare nulla di intentato affinch&egrave; si possa tornare a fare politica in accordo con le reali attese dei cittadini. Un lavoro che va fatto a partire dal basso,  cio dai territori all'interno dei quali vanno ricostruiti quei legami di rapporto e fiducia con i cittadini assolutamente necessari e indispensabili per poter garantire innanzitutto un efficiente 'livello di ascolto'. <br /><br /><u>Non faremo promesse di alcun tipo in campagna elettorale</u>, non  il modo con il quale intendiamo onorare il nostro spirito di servizio nei confronti della cittadinanza. La nostra etica, coerenza, seriet e senso di responsabilit&agrave; ci impediscono tassativamente di procedere in tal senso. Quello che mettiamo in campo sul piatto sono, oltre che le nostre facce e la nostra seriet&agrave;, il nostro impegno e lesempio dato dai risultati ottenuti con il lavoro finora svolto in questi pochi mesi di presenza in Lombardia, nonch&egrave; l'esempio di amministrazione profuso dal Segretario Regionale </em></strong></font><a class="testo" href="http://www.delfinoparlato.it" target="_blank"><font face="Tahoma"><strong><em>Delfino PARLATO nel corso del suo mandato assessorile nell'ambito della Giunta uscente</em></strong></font></a><font face="Tahoma"><strong><em>. <br />Non abbiamo amici da sponsorizzare, aziende o cooperative da promuovere, cos come dietro Italia Attiva non ci sono 'sponsor' (chiamiamoli cos&igrave;..); ci sono solo cittadini che con il loro entusiasmo e la voglia di fare e di fare bene, sono pi che mai convinti che una svolta al deprimente scenario politico attuale sia possibile. Ma per farlo dobbiamo essere in tanti, poich&egrave; solo uniti si pu&ograve; ottenere la necessaria 'forza' da mettere in campo per contrastare chi della politica ancora oggi ne fa un uso personale. Per mandare a casa chi prende in giro i cittadini, promettendo posti di lavoro o favori in cambio di un voto... Queste sono le persone che hanno rovinato la politica, e che ci hanno portato allo sbando totale nel quale oggi ci ritroviamo. <br /><br />Bollate, purtroppo, non  estranea ad una situazione di stagnazione nella quale da troppi anni si trova. Anche se qualche passo in avanti, a nostro giudizio,  stato comunque fatto negli ultimi anni, il percorso per un rilancio effettivo di Bollate passa innanzitutto da un rinnovamento del tessuto politico che da circa 20 anni vede protagonisti a vario titolo, sempre le stesse facce. <br /><br />Italia Attiva ha una lista che si compone per un terzo di donne e giovani, ed il 90% circa dei nostri candidati non ha precedenti esperienze politiche. Il nostro biglietto da visita sono l'entusiasmo, le idee e la voglia di spenderci affinch&egrave; Bollate possa diventare una citt&agrave; 'bella da vivere'. Al tempo stesso siamo persone con i piedi ben saldi per terra, consci del fatto che i conti vanno fatti sulla base delle risorse disponibili; per questo motivo il nostro  un programma semplice e concreto: in una parola, <u>FATTIBILE</u>. Una Bollate a misura di cittadino non  utopia, ma pu&agrave; essere il risultato finale di una progettualit&agrave; che costruisce le sue basi sull'onest&agrave; e trasparenza di chi governa la citt&agrave;. <br /><br />Non siamo venditori di sogni, anche se ci piace di tanto in tanto sognare. Ma per poter rendere i sogni realt&agrave;, cosa non del tutto irrealizzabile, bisogna lavorare sodo e bene: noi vogliamo provarci, e per questo vi chiediamo un voto il 28 e 29 Marzo prossimo. <br /><br />Di seguito vi rimando al nostro </em></strong></font><a class="testo" href="http://www.italiaattivabollate.it/programma/programma.html"><font face="Tahoma"><strong><em>Programma Politico di Coalizione per Bollate</em></strong></font></a><font face="Tahoma"><strong><em> e ad estratto di </em></strong></font><a class="testo" href="http://www.italiaattivabollate.it/elezioni2010/estrattoproposteia.pdf" target="_blank"><font face="Tahoma"><strong><em>nostre specifiche proposte</em></strong></font></a><strong><font face="Tahoma"><em>, molte delle quali hanno trovato collocazione all'interno del Programma elettorale. <br /><br /><br /></em></font>Enrico Malatesta - Segr. Cittadino Italia Attiva Bollate</strong></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[Elezioni Amm.ve 2010: Italia Attiva presenta i suoi candidati al Consiglio Comunale.  ]]></title>
		<id>http://emiliaromagna.italiaattiva.org/articolo.asp?articolo=274</id>
		<created>2010-03-03T21:26:41+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div><b><span style="FONT-SIZE: 12pt"><img alt="" align="left" src="/public/Logo_IAHP.png" />
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 24pt"><b><span style="FONT-SIZE: 12pt"></span></b></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 24pt"><b><span style="FONT-SIZE: 12pt">La Segreteria cittadina di Italia Attiva comunica che Domenica 7 Marzo alle h. 9,30 presso la sede della CPL Europa a Ospiate di Bollate in via Trento n. 31/B vi sar&agrave; la presentazione ufficiale dei suoi candidati al Consiglio Comunale.</span></b></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><b><span style="FONT-SIZE: 12pt">All' incontro interverranno i vertici nazionali del partito nelle persone del Presidente Luciano Iberti e del Segretario Nazionale Corrado Borello. ed il candidato Sindaco Cesare Doniselli.</span></b></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 12pt"><b><span style="FONT-SIZE: 12pt">Di seguito riportiamo lagenda dell' incontro:</span></b></div>
<div><strong><font color="#800000">Ore 09.45</font></strong><b> - Apertura lavori del Segretario Cittadino Enrico Malatesta</b></div>
<div><strong><font color="#800000">Ore 10.00</font></strong><b> - Breve introduzione del Presidente <strong><span>Luciano Iberti</span></strong></b></div>
<div><strong><font color="#800000">Ore 10.15</font></strong><b> - Intervento del Segretario Nazionale <strong><span>Corrado<strong> Borello</strong></span></strong></b></div>
<div><strong><font color="#800000">Ore 11.00</font></strong><b> - Intervento del Segretario Regionale Lombardia <strong><span>Delfino Parlato </span></strong></b></div>
<div><strong>Nell' ambito del loro intervento, i dirigenti di Italia Attiva parleranno di:</strong></div>
<div style="TEXT-INDENT: -18pt; MARGIN-LEFT: 36pt"><span><span times="" new=""></span></span><strong>presentazione e Composizione organizzativa del Partito;</strong></div>
<div style="TEXT-INDENT: -18pt; MARGIN-LEFT: 36pt"><span><span times="" new=""></span></span><strong>programma Politico;</strong></div>
<div style="TEXT-INDENT: -18pt; MARGIN-LEFT: 36pt"><span><span times="" new=""></span></span><strong>presentazione dei candidati Italia Attiva, </strong></div>
<div><strong><font color="#800000">Ore 11.30</font></strong><b> - Intervento di <strong><span>Cesare Doniselli, candidato Sindaco per la coalizione Italia Attiva e Citt&agrave; per Cambiare.</span></strong>, candidato Sindaco per la coalizione Italia Attiva e Citt&agrave; per Cambiare.</b></div>
<div style="MARGIN-BOTTOM: 18pt"><strong><font color="#800000">Ore 12.00</font></strong><b> - S</b><strong>aluto finale del Presidente di Italia Attiva</strong><b>.</b></div>
<div style="MARGIN-BOTTOM: 18pt"><b><span style="FONT-SIZE: 12pt">Al termine, intorno alle h. <font color="#800000">12,15</font> circa, previsto un rinfresco per tutti i partecipanti.</span></b></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 24pt"><b><span style="FONT-SIZE: 12pt">La cittadinanza invitata a partecipare.</span></b></div>
<div style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 6pt" align="center"><b><span style="FONT-SIZE: 12pt">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il</span></b><b><span style="FONT-SIZE: 12pt"> Segretario Cittadino di Italia Attiva</span></b></div>
<div style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0cm 27.5pt 30pt 0cm" align="center"><b><span style="FONT-SIZE: 12pt">Enrico Malatesta</span></b></div>
</span></b></div>]]></content>
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