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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Il compiacimento del governo sull'andamento dell'economia italiana sbagliato. Lo dimostrano i dati su debito pubblico, il costo del lavoro e la competitivit delle imprese. Che fare? Ecco la ricetta di due noti economisti.
L'Italia la prossima Grecia? No, non lo . La Spagna e gli altri Paesi europei infatti sono oggettivamente pi vulnerabili dell'Italia. Quindi? Gli italiani dovrebbero essere contenti del fatto che il loro prossimo choc non sar legato al crollo della Grecia ma, diciamo, a quello della Spagna? Certo che no. E questo il messaggio cruciale che il governo italiano, nonch la sua lite politica, economica e mediatica faranno bene a tenere a mente: la principale minaccia per la stabilit economica dell'Italia non n la situazione greca n quella spagnola. Il virus invisibile, ma altamente tossico, che sta minando l'economia italiana si chiama compiacimento.

Il fatto che l'Italia abbia governato meglio di altri la rotta durante le recenti tempeste economiche e il fatto che ora sembri meno probabile il rischio di una crisi massiccia come quella abbattutasi sulla Grecia, non significa che le fondamenta economiche dell'Italia siano robuste. O che i responsabili delle decisioni politiche possano rilassarsi. Non solo altri paesi europei sperimentano situazioni d'emergenza costanti e collassi economici che possono influenzare l'Italia ma, cosa ben pi importante, senza urgenti correzioni, l'economia italiana si evolver in modi che sono destinati a condurla verso una dolorosa crisi.
Questa possibilit pu e deve essere evitata. Le informazioni, gli strumenti e le politiche ci sono e ne discuteremo qui di seguito. Ma inutile avere a disposizione le politiche se non ne viene avvertito il bisogno nelle alte sfere governative e nel resto della societ, e se i politici e gli altri leader continuano ad ignorare l'impellente necessit per l'Italia di rafforzare le proprie difese economiche. Tale preoccupazione dovrebbe stimolare i politici a cercare dei compromessi, a lavorare insieme, a creare un programma di riforme comune. Non siamo ingenui e sappiamo quanto sia difficile. Ma accadr prima o poi. Pi si rimanda, pi doloroso sar per gli italiani, specialmente per la classe media e per i ceti poveri che vanno aumentando.
Le recenti 'vittorie' economiche dell'Italia non dovrebbero oscurarne la fragilit. Ad esempio durante la crisi l'Italia ha gestito meglio della Grecia e di altri paesi europei i conti pubblici. Il saldo delle partite correnti e il debito estero sono rimasti a livelli modesti. Le banche italiane non hanno avuto bisogno di grandi soccorsi. Il sistema pensionistico, recentemente riformato, resta s uno dei pi costosi in Europa, ma pi sostenibile di altri grazie alla riduzione delle rendite per chi si ritirer in futuro. Infine lo spread tra i rendimenti dei titoli pubblici italiani e quelli tedeschi cresciuto restando per minimo rispetto invece al differenziale con la Grecia.
Tuttavia altrettanto vero che il debito pubblico italiano (in raffronto al prodotto interno lordo) equivale pi o meno a quello greco e che gli indicatori demografici mostrano un declino della forza lavoro e un aumento dei costi della sanit e delle pensioni. E bisogna aggiungere che la capacit dell'Italia di competere a livello internazionale andata drasticamente deteriorandosi come quella della Grecia. Per meglio dire, negli ultimi 20 anni la crescita della produttivit dell'Italia stata la pi bassa di tutta l'area euro. Inoltre, la combinazione di questi tre fattori, debito elevato, declino della competitivit e crescita anemica, significa che l'economia italiana rimarr eccezionalmente vulnerabile a choc economici sfavorevoli. Collassi quasi inevitabili in uno scenario globale post-crisi altamente incerto.
L'economia italiana affetta da tre pericolosi fattori di vulnerabilit. In primo luogo il debito pubblico, che attorno al 115 per cento del Pil. Visto che i tassi sono oggi vicino al 4 per cento, per pagare gli interessi l'Italia spende ogni anno circa il 4,5 per cento del Pil. In pratica, quest'anno e il prossimo, gli italiani spenderanno in oneri sul debito la stessa cifra riservata alla pubblica istruzione. Qualora invece i creditori ritenessero che il Paese sia troppo rischioso, oppure i tassi d'interesse crescessero nuovamente vista la ripresa globale (come sicuro che accada), i costi sarebbero molto pi alti. chiaro che se aumentassero i tassi sul debito, i costi salirebbero anche per imprese e consumatori. Inoltre, anche supponendo che il saldo primario fosse zero (l'avanzo primario del bilancio la differenza fra le entrate e le spese pubbliche esclusi gli interessi da pagare sul debito pubblico), gi l'attuale costo degli interessi si tradurrebbe in un incremento del debito pi veloce di quello dell'economia. Senza l'impegno a mantenere l'avanzo primario stabilmente in positivo esiste un serio rischio che ogni anno il peso del debito aumenti sempre di pi. Di fatto, la stima unanime che nei prossimi sette anni l'economia italiana crescer in media di circa il 3 per cento in termini nominali, un punto percentuale in meno del tasso d'interesse pagato sul debito. E queste sono stime piuttosto ottimistiche poich partono dal presupposto che i tassi di interesse restino stabili e che non avverr alcun imprevisto n tantomeno che i suoi maggiori partner commerciali subiscano rallentamenti della propria attivit economica. E c' di pi. Il debito dell'Italia ha una scadenza relativamente breve, il che implica ogni anno una richiesta di finanziamento relativamente alta. Di conseguenza l'Italia potenzialmente pi vulnerabile di altri paesi di fronte ad un cambiamento di opinione del mercato.
Il secondo fattore di vulnerabilit riguarda il costo del lavoro che in Italia cresciuto pi dei paesi concorrenti. Questo fatto, oltre ad essere ben noto, rappresenta anche una grave minaccia alla stabilit e alla prosperit del Paese. Un esempio: nell'ultimo decennio il costo del lavoro per unit di prodotto aumentato del 25-30 per cento rispetto a quello dei lavoratori tedeschi. La perdita di competitivit ancora pi drammatica se paragonata ai salari di Stati Uniti, Giappone e Cina. Questi ultimi rappresentano grandi mercati per le esportazioni italiane e sono spesso sede di imprese che competono con gli esportatori italiani sui mercati internazionali. Le conseguenze della perdita di competitivit dell'Italia sono pesanti e stanno impoverendo tutti gli italiani. Secondo una recente analisi globale sulla competitivit dell'area euro effettuata dalla Commissione di Bruxelles per ci che riguarda il decennio 1998-2008, le esportazioni italiane di beni e servizi sarebbero cresciute pi lentamente rispetto a quelle di tutti gli altri paesi membri. Sempre secondo questa analisi, l'Italia avrebbe perso gran parte della propria quota di mercato nelle sue tradizionali aree geografiche. Presenza estera crollata anche al di l di quanto sarebbe giustificato solo da fattori legati ai costi. Alcuni economisti ritengono che miglioramenti di qualit hanno consentito ad alcune aziende italiane di spuntare prezzi superiori bilanciando cos la caduta delle vendite in volumi. Ma non ci pu essere disaccordo sul fatto che la bilancia commerciale sia andata in territorio negativo malgrado la crescita della domanda interna sia stata per molti anni ai livelli pi bassi in Europa.
http://espresso.repubblica.it/dettag...25262&ref=hpsp
Nell'economia globale integrata di oggi impossibile crescere a un ritmo europeo persino modesto senza essere competitivi sui mercati mondiali. Sfortunatamente, senza lo stimolo delle esportazioni, molte imprese italiane resteranno di piccole dimensioni e incapaci di sfruttare le economie di scala che i mercati globali permettono, poich l'andamento demografico e dei consumi dell'Italia sono fra i peggiori al mondo e focalizzare l'attenzione sui mercati nazionali equivale a rallentare la crescita economica del Paese.
Il terzo elemento di vulnerabilit viene dalla combinazione potenzialmente esplosiva dei primi due fattori citati, che si rafforzano a vicenda in un circolo vizioso. molto difficile ridurre l'entit di un debito pesante se non esiste crescita. Per definizione, un'economia in espansione pu sopportare un debito maggiore o pu permettersi di produrre un'attivit in grado di pagare gli interessi invece che la costruzione di scuole e ospedali. Ed l'espansione dell'economia a generare il gettito fiscale capace di ripagare il debito. D'altro canto, un debito elevato peggiora la competitivit e i problemi di crescita, poich incrementa i tassi d'interesse attraverso tutto il processo economico. Anche un debito pubblico elevato rende cauti e diffidenti gli investitori i quali sanno che un aumento delle tasse praticamente dietro l'angolo. Nelle economie che non appartengono all'area euro, ad esempio nel Regno Unito di oggi o nell'Italia degli anni '90, una svalutazione della moneta per restituire competitivit e aiutare la crescita attraverso l'incremento delle esportazioni e la riduzione delle importazioni, avrebbe potuto bloccare il circolo vizioso. Ma questa, ovviamente, non pi una soluzione percorribile.
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RISCHIO COLLASSO
Tali fattori di vulnerabilit non sono una novit, ma ben noti agli esperti e all'opinione pubblica. Ma il problema proprio questo: gli italiani si sono abituati a vivere sotto la minaccia che questi elementi di vulnerabilit possano un giorno esplodere e portare al collasso. La 'serena coesistenza' con questi pericoli cos chiari e presenti non pi accettabile. La crisi greca e quella che potrebbe colpire la Spagna o l'Irlanda mostra quanto sia sconsiderato vivere in una casa il cui tetto potrebbe caderci in testa da un momento all'altro. Se ci non accettabile per una famiglia, lo ancor meno per un intero Paese.
Questa non 'sempre la stessa solfa'. Ma una situazione nuova in cui i tassi d'interesse stanno rispondendo alle paure dei livelli del debito sovrano e le vecchie abitudini sono divenute pericolose.
Ad esempio, sono quattro le tempeste economiche che quest'anno o il prossimo potrebbero causare il crollo del tetto sulla testa dell'Italia.
1. L'impatto della crisi greca sugli altri paesi porter ad un rialzo dei tassi d'interesse che si riverser nel settore privato e uccider la ripresa nei paesi euro pi deboli, peggiorando ancora di pi il problema del debito. Ne conseguir pi disoccupazione, deficit pi alti e un ulteriore deterioramento dei servizi pubblici.
2. Il vacillare della ripresa globale una volta che le misure di stimolo non sono pi efficaci. E che rischi sovrani e banche fragili possano spaventare i mercati.
3. Qualora per la crescita globale fosse sostenuta, i tassi di interesse risalirebbero dai livelli minimi storici e la domanda di petrolio dei mercati emergenti continuerebbe ad aumentare. Di conseguenza un altro grande collasso petrolifero potrebbe colpire il mondo nel 2011, scatenando un ulteriore rallentamento globale. Allora l'Italia, il Paese che pi dipende dalle importazioni di petrolio ed peggio piazzato per quanto riguarda l'aumento delle esportazioni con le quali riuscirebbe a pagare il suo fabbisogno petrolifero, verr colpita duramente.
4. L'eventualit pi perniciosa che l'Italia continui a perdere competitivit nei confronti della Germania e di altri paesi, che i salari aumentino pi rapidamente della produttivit e che le imprese italiane siano sempre pi care sui mercati mondiali e si vedano obbligate a riposizionare la propria produzione nei paesi dell'Europa dell'Est o da qualche altra parte. Se non controllato, questo processo, ormai in atto da molti anni, porter alla fine verso un lento strangolamento della capacit di crescita dell'economia, fino ad un suo stallo totale. I mercati finanziari alla fine reagiranno (oppure anticiperanno l'andamento), forzando un rialzo degli oneri sul debito delle dimensioni di quello della Grecia. Il problema qui non di spaventare la gente, ma di sottolineare il fatto che gli choc all'Italia, gi economicamente vulnerabile, potrebbero arrivare da pi fonti e che anche una ripresa sostenuta pu nascondere pericoli.
CHE FARE ?
L'Italia non dovrebbe attendere l'infarto, bens cercare di tenere sott'occhio la pressione alta, il peso in eccesso, il vizio del fumo. Nei prossimi tre anni, ha bisogno di incrementare il suo avanzo primario di almeno il 4 per cento del Pil per assicurarsi che il suo rapporto debito/Pil torni verso un graduale declino, riassicurando cos i mercati in merito al fatto che il Paese ha i conti pubblici a lungo termine sotto controllo. Per fare un raffronto, ci si aspetta che nello stesso lasso di tempo la Grecia, con accordo dell'Unione europea, migliori il proprio avanzo primario del 10 per cento del Pil.
L'Italia ha anche bisogno di riconquistare competitivit, ma con il costo del lavoro per unit di prodotto della Germania che non cresce (i salari aumentano solo se aumenta la produttivit del lavoro), fare ci richiede una riduzione del costo del lavoro, in altre parole i salari italiani devono crescere meno rapidamente della produttivit. Ma di quanto? Un buon inizio sarebbe un 6 per cento di ripresa della competitivit nel giro di tre anni - circa un quarto di quella persa nei confronti della Germania nel corso degli ultimi dieci anni. Persino pi importante della cifra sarebbe il segnale inconfondibile che le cose stanno cambiando e che l'andamento negativo si fermi e arrivi persino a capovolgersi.
Questa effettiva svalutazione potrebbe essere raggiunta subito attraverso un taglio dei salari del 6 per cento, cominciando, come in altri paesi, con il settore del pubblico impiego (anche se questa una via politicamente dura da perseguire), oppure attraverso un pi graduale processo di congelamento dei salari per tre anni e mettendo in atto riforme strutturali che aumentino la produttivit del 2 per cento all'anno rispetto alla recente tendenza. Essendo complicato accelerare la produttivit nel breve periodo, risulta pi perseguibile una combinazione tra riforme strutturali e un modesto taglio dei salari. Riforme strutturali decisive dovrebbero includere la rimozione di regole che creano un duplice mercato del lavoro in cui, mentre alcuni lavoratori sono protetti e coccolati, altri - ironicamente spesso i pi giovani e acculturati - sono obbligati a svolgere per anni lavori precari e mal pagati. Un altro intervento determinante sarebbe quello di incrementare l'efficienza di servizi e infrastrutture che influenzano la competitivit delle imprese, dall'energia alle telecomunicazioni e ai trasporti. Sarebbe poi necessario liberalizzare il commercio al minuto e i servizi professionali.
Questi cambiamenti a livello nazionale sono essenziali e l'Italia ha bisogno di perseguirli a dispetto di tutto. Inoltre, c' un ruolo importante che gli ambasciatori dell'economia italiana devono svolgere cominciando da quelli che rappresentano il Paese a Francoforte, Bruxelles e Berlino. In poche parole, essi devono staccarsi inequivocabilmente dalla linea tedesca e trasmettere il messaggio che l'aggiustamento in Italia come in altri Paesi vulnerabili sarebbe aiutato da un allargamento pi rapido dell'area euro. Ci richiederebbe che la Germania e gli altri Paesi con un saldo attivo della bilancia commerciale di elevata entit si impegnassero a stimolare i consumi nazionali e gli investimenti e facessero meno affidamento sulle esportazioni europee. Come abbiamo recentemente sostenuto in un articolo pubblicato sul 'Financial Times', altres indispensabile che, anche una volta superata l'attuale crisi globale, la Banca centrale europea adotti una politica monetaria pi espansionistica di quella perseguita prima della crisi, politica che rifletta il bisogno di adattamento in gran parte dell'Europa e non solo le preferenze dei fondamentalisti dell'inflazione.
Inoltre, nel corso di questo periodo cruciale, l'obiettivo esplicito della Banca centrale europea dovrebbe essere un euro debole, per stimolare la competitivit di tutta l'Europa.
Anche altri paesi europei e non possono dare un contributo. Il G20, che ora il veicolo di coordinamento per la politica economica internazionale e include paesi quali la Cina e l'India, giganti dell'economia emergente a rapida crescita, ha la necessit di riconoscere che una sequenza di crisi del debito sovrano in Europa sarebbe destinata a riversarsi su alcuni mercati emergenti vulnerabili e potrebbe influenzare gli oneri sul debito di Giappone e Stati Uniti, cos come le esportazioni di tutti. In altre parole, tale crisi rappresenta un grande rischio per una ripresa globale sostenuta. Un euro debole il premio assicurativo di cui ha bisogno il G-20 per evitare un'implosione della stessa area euro.
UNA MENTALITA' PERICOLOSA
Le riforme qui delineate sono dolorose e impopolari e richiederebbero un grande coraggio politico, elemento che di solito scarseggia e non solo in Italia.
Le proposte avanzate in questo articolo possono essere facilmente ridicolizzate e licenziate, sulla base del fatto che esse ignorano la realt politica dell'Italia, la distribuzione del potere e persino la cultura nazionale. Lo sappiamo. Sappiamo anche che molti anni vissuti in 'serena coesistenza' con pericolose minacce economiche e una situazione economica precaria hanno creato la forte illusione che qualunque cosa accada, in un modo o nell'altro, l'Italia finisca sempre per far meglio di quanto predicono regolarmente gli esperti catastrofisti che non ne comprendono il reale funzionamento.
cosa ben nota anche il fatto che le cifre e le statistiche italiane siano piuttosto confuse e che ci sia una 'economia sommersa' pi forte, pi dinamica e pi sana di quella che riferiscono i dati ufficiali.
Crediamo fermamente che questo modo di fare sprezzante ignori i fatti che riguardano le deprimenti prestazioni economiche dell'Italia degli ultimi anni. Una mentalit che anche pericolosa poich sostiene un atteggiamento di compiacimento e passivit, che crea una politica di stagnazione capace prima o poi di danneggiare tutti gli italiani. Se non altro, le crisi avvenute in Grecia e Spagna evidenziano che i cambiamenti in Italia sono inevitabili. Arriveranno dal governo e da una societ che trover il modo di collaborare al fine di evitare un ulteriore declino economico oppure arriveranno come inevitabile conseguenza di forze economiche spietate. Non esistono soluzioni facili e indolori. Aspettarle contribuir soltanto ad aumentare il dolore.
Uri Dadush associato del Carnegie Endowment di Washington e Moises Naim il direttore della rivista 'Foreign Policy' .
Traduzione di Rosalba Fruscalzo.
http://espresso.repubblica.it/dettag...25262&ref=hpsp
Se in passato personalità degli ambienti culturali contribuivano più o meno fattivamente con il loro impegno etico e morale nella politica, costoro appartenevano in gran parte alla sfera ideologica marxista.
Oggi invece sembra essersi interrotta la continuità generazionale di quest’impegno, alcuni danno la responsabilità al (post) post moderno ove la cultura si ritiene sia priva di un reale centro dominante di potere politico, di comunicazione e di produzione culturale. E’ presente un divario tra l’ intellighenzia e la classe politica che si dimostra indifferente verso di essa.
Attualmente sono presenti due tipi di “valorizzatori culturali”:
Il primo è rappresentato dall’artista televisivo/cinematografico presentato come figura di riferimento nel mondo mediatico, attraverso i media interfaccia direttamente il pubblico ponendosi quale antagonista del potere, ma loro stessi sono un potere. Pensiamo a Beppe Grillo con la sua aggressività generalizzata che ironizza su tutti meno che su se stesso. Costoro sono diventati dei “mètre à penser” di tutti gli aspetti della vita.
Il secondo tipo definito da taluni in senso dispregiativo è lo “spin doctor” ,
cioè la persona incaricata di presentare le scelte di un partito politico sotto una luce favorevole, costui sa gestire la realtà e manipolarla come informazione da divulgare nella giusta direzione verso l’opinione pubblica.
Anche se parte della popolazione è anestetizzata da una Tv imbarbarita, incivile e volgare. Un' altra parte ha un’enorme sete di sapere e di partecipazione, è qui ove intellighenzia può svolgere il suo ruolo fattivo, ed essere ascoltata. Quindi nella nostra società è senz’altro presente un movimento di opposizione al “cretinismo televisivo”.
Purtroppo la mancanza di una vera “intellighenzia” in politica fa sì per dirla con una frase di Norberto Bobbio, che se si sa benissimo come la società italiana dev’essere, non si sa però com’è. Oggigiorno un pensiero mediocre della sinistra sembra prevalere, esso rappresenta l’elettore di destra come uno che puzza, non sa parlare, ed è volgare, se questo pensiero mediocre soddisfa e mette pace ai sinistrorsi, di certo non attrae dalla sua parte il destrorso.
Compito allora dell’ intellighenzia è di porsi mediatore nei riguardi del mondo civile, essere costruttore di una critica indipendente ma costruttiva e responsabile, di assumere la difesa dei valori universali, contro l’irrazionalità, contro i fanatismi, e di accettare proposte senza la remora del colore politico.
Recentemente il presidente del Consiglio ha detto: “In Italia la sovranità è oggi passata dal Parlamento al partito dei giudici”. E’ reale questo
rischio ? Quest’affermazione rappresenta un rovesciamento della realtà. Nessuna delle grandi scelte di governo si è mai scontrata con la “opposizione” della Corte Costituzionale. Che poi i giudici vadano assumendo un ruolo ampio è certamente vero, esso però non è il problema specifico di una riforma della giustizia. Il presidente del Consiglio certo si riferiva alle sentenze dell’alta Corte che hanno annullato due leggi che sancivano una temporanea immunità per le “alte Cariche”, queste erano in verità due tentativi maldestri per creare uno scudo a singole situazioni, derogando così all’ordinario corso della giustizia. La Corte non ha mai operato in posizione antagonista rispetto al Parlamento, anzi ha spesso dimostrato deferenza nei confronti del primato dell’organo esecutivo. Nel caso Englaro il Parlamento pretendeva di impedire ai giudici di fare il loro lavoro, quindi l’intervento della Corte è stato corretto. Il presidente della Camera Fini ha ricordato che la sovranità popolare nel nostro ordinamento “si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Ciascuno dei due poteri opera secondo una propria logica che deve rispettare, e l’una non può sostituirsi all’altra. In tema di giustizia poi si dovrebbe sempre evitare di equiparare un’indagine ad una imputazione, e questa ad una condanna ancora sub judice e quindi non definitiva. Si vorrebbe abolire l’obbligatorietà dell’azione penale, e dare una discrezionalità all’azione penale della magistratura inquirente. Significherebbe per un pubblico ministero poter agire o no anche in vista di interessi estranei ad una garanzia di legalità (politici, economici, di parte) . A questo punto viene da sé che le garanzie sarebbero facilmente asservite ad interessi politici contingenti. Tutto ciò farebbe venir meno l’indipendenza e l’imparzialità della funzione giudiziaria.
Bollate in Lombardia e Portogruaro in Veneto sono i primi due appuntamenti elettorali in cui Italia Attiva si misura a pochi mesi dalla sua nascita nelle predette regioni. Un periodo nel quale il nostro partito ha iniziato a mettere le basi di un progetto ambizioso e fattibile: riportare l'onestà in politica e far si che il cittadino possa riacquistare fiducia e voglia di riavvicinarsi a questo insostituibile strumento di democrazia e partecipazione.
Troppe le 'non risposte', le inutili promesse (molto spesso elettorali), i comportamenti impropri che hanno allontanato i cittadini dalla politica, provocando in essi la peggior reazione che si potesse immaginare, cio uneccessiva sfiducia e, talvolta, avversità alla politica. Un fatto di una gravità estrema, che ha come conseguenza quella di lasciare 'campo libero' a chi ancora oggi vede nella politica un mezzo per coronare un fine personale o di casta. Perchè, checchè se ne dica, e sarà sempre la politica a determinare le scelte di tipo amministrativo, economico, ecc. del nostro paese e che poi avranno risvolti pratici e concreti nella nostra vita quotidiana
I partiti tradizionali hanno fallito il loro compito istituzionale: hanno gradualmente perso contatto con i cittadini che a loro avevano dato mandato di rappresentare le proprie istanze. Un distacco che ha avuto la sua massima espressione in una vergognosa legge elettorale che addirittura ci impedisce di scegliere i nostri rappresentanti nelle sedi istituzionali ( Camera e Senato ). In parole povere i partiti si sono auto referenziati, decidendo al loro interno, spesso con meccanismi del tutto discutibili, chi proporre nelle proprie liste e con quale ordine di graduatoria. E questa la democrazia a cui aspiriamo?
Italia Attiva ha scelto di scendere in campo per fornire l'alternativa agli elettori, con l'obiettivo di fornire risposte concrete ed essere propositivi. La politica spirito di servizio, sacrificio, una delega alla quale chi opera chiamato a rispondere in modo efficiente, imparziale, secondo principi di onestà e trasparenza che ogni buon amministratore dovrebbe avere come obiettivo unico e primario nell'ambito del suo mandato.
Italia Attiva composta da cittadini che hanno deciso di non arrendersi, di non lasciare campo libero agli 'squali di turno', di non lasciare nulla di intentato affinchè si possa tornare a fare politica in accordo con le reali attese dei cittadini. Un lavoro che va fatto a partire dal basso, cio dai territori all'interno dei quali vanno ricostruiti quei legami di rapporto e fiducia con i cittadini assolutamente necessari e indispensabili per poter garantire innanzitutto un efficiente 'livello di ascolto'.
Non faremo promesse di alcun tipo in campagna elettorale, non il modo con il quale intendiamo onorare il nostro spirito di servizio nei confronti della cittadinanza. La nostra etica, coerenza, seriet e senso di responsabilità ci impediscono tassativamente di procedere in tal senso. Quello che mettiamo in campo sul piatto sono, oltre che le nostre facce e la nostra serietà, il nostro impegno e lesempio dato dai risultati ottenuti con il lavoro finora svolto in questi pochi mesi di presenza in Lombardia, nonchè l'esempio di amministrazione profuso dal Segretario Regionale Delfino PARLATO nel corso del suo mandato assessorile nell'ambito della Giunta uscente. Non abbiamo amici da sponsorizzare, aziende o cooperative da promuovere, cos come dietro Italia Attiva non ci sono 'sponsor' (chiamiamoli così..); ci sono solo cittadini che con il loro entusiasmo e la voglia di fare e di fare bene, sono pi che mai convinti che una svolta al deprimente scenario politico attuale sia possibile. Ma per farlo dobbiamo essere in tanti, poichè solo uniti si può ottenere la necessaria 'forza' da mettere in campo per contrastare chi della politica ancora oggi ne fa un uso personale. Per mandare a casa chi prende in giro i cittadini, promettendo posti di lavoro o favori in cambio di un voto... Queste sono le persone che hanno rovinato la politica, e che ci hanno portato allo sbando totale nel quale oggi ci ritroviamo.
Bollate, purtroppo, non estranea ad una situazione di stagnazione nella quale da troppi anni si trova. Anche se qualche passo in avanti, a nostro giudizio, stato comunque fatto negli ultimi anni, il percorso per un rilancio effettivo di Bollate passa innanzitutto da un rinnovamento del tessuto politico che da circa 20 anni vede protagonisti a vario titolo, sempre le stesse facce.
Italia Attiva ha una lista che si compone per un terzo di donne e giovani, ed il 90% circa dei nostri candidati non ha precedenti esperienze politiche. Il nostro biglietto da visita sono l'entusiasmo, le idee e la voglia di spenderci affinchè Bollate possa diventare una città 'bella da vivere'. Al tempo stesso siamo persone con i piedi ben saldi per terra, consci del fatto che i conti vanno fatti sulla base delle risorse disponibili; per questo motivo il nostro un programma semplice e concreto: in una parola, FATTIBILE. Una Bollate a misura di cittadino non utopia, ma puà essere il risultato finale di una progettualità che costruisce le sue basi sull'onestà e trasparenza di chi governa la città.
Non siamo venditori di sogni, anche se ci piace di tanto in tanto sognare. Ma per poter rendere i sogni realtà, cosa non del tutto irrealizzabile, bisogna lavorare sodo e bene: noi vogliamo provarci, e per questo vi chiediamo un voto il 28 e 29 Marzo prossimo.
Di seguito vi rimando al nostro Programma Politico di Coalizione per Bollate e ad estratto di nostre specifiche proposte, molte delle quali hanno trovato collocazione all'interno del Programma elettorale.
Enrico Malatesta - Segr. Cittadino Italia Attiva Bollate
La Segreteria cittadina di Italia Attiva comunica che Domenica 7 Marzo alle h. 9,30 presso la sede della CPL Europa a Ospiate di Bollate in via Trento n. 31/B vi sarà la presentazione ufficiale dei suoi candidati al Consiglio Comunale.
All' incontro interverranno i vertici nazionali del partito nelle persone del Presidente Luciano Iberti e del Segretario Nazionale Corrado Borello. ed il candidato Sindaco Cesare Doniselli.
Di seguito riportiamo lagenda dell' incontro:
Ore 09.45 - Apertura lavori del Segretario Cittadino Enrico Malatesta
Ore 10.00 - Breve introduzione del Presidente Luciano Iberti
Ore 10.15 - Intervento del Segretario Nazionale Corrado Borello
Ore 11.00 - Intervento del Segretario Regionale Lombardia Delfino Parlato
Nell' ambito del loro intervento, i dirigenti di Italia Attiva parleranno di:
presentazione e Composizione organizzativa del Partito;
programma Politico;
presentazione dei candidati Italia Attiva,
Ore 11.30 - Intervento di Cesare Doniselli, candidato Sindaco per la coalizione Italia Attiva e Città per Cambiare., candidato Sindaco per la coalizione Italia Attiva e Città per Cambiare.
Ore 12.00 - Saluto finale del Presidente di Italia Attiva.
Al termine, intorno alle h. 12,15 circa, previsto un rinfresco per tutti i partecipanti.
La cittadinanza invitata a partecipare.
Il Segretario Cittadino di Italia Attiva
Enrico Malatesta
Ci siamo! Comincia la campagna elettorale! Venerdì 12 Febbraio scorso è iniziato il conto alla rovescia, Il 28 e il 29 marzo si voterà per rinnovare le giunte e i consigli di 13 Regioni, 11 Province e 1025 Comuni, tra cui il comune di Bollate. Gli appuntamenti elettorali, non sono più una novità, visto che periodicamente siamo chiamati a votare e a scegliere chi ci deve governare, però, in questa nuova tornata, la novità è Italia Attiva, che in Lombardia, ed in particolare a Bollate, si proporrà come nuova formazione politica composta da persone attente alla concretezza dei fatti.
Come Segretario Regionale sono chiamato in prima persona a fornire il mio contributo, con l'intento di mettere a disposizione la mia precedente esperienza di amministratore comunale maturata proprio a Bollate. Come Assessore in giunta a Bollate con deleghe alla Sicurezza, Commercio, Attività Produttive e Lavoro, ho conseguito i numerosi obiettivi di programmazione e di gestione amministrativa che mi sono stati affidati e di seguito vorrei elencare quelli che ritengo più rappresentativi (vedi elenco completo):
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approvato il regolamento per la disciplina delle funzioni amministrative dell’autoservizio pubblico non di linea - Taxi;
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informatizzazione delle attività dei procedimenti amministrativi di competenza dell'ufficio Commercio;
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nel 2006 nuovo regolamento del Mercato dell'Usato e dell'Antiquariato;
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assegnate le autorizzazioni per due nuove edicole;
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attivato il collegamento ipertestuale allo S.U.A.P. (Sportello Unico Attività Produttive) in home-page del sito internet del Comune di Bollate;
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nel 2006 I° Festa dell’Artigianato e del Cioccolato della città di Bollate;
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nel 2007 II° Festa dell’Artigianato e del Cioccolato della città di Bollate;
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nel 2009 costituzione della Nuova AFOL (Agenzia per la Formazione e per l’Orientamento al Lavoro) con conseguante istituzione della Consulta del Lavoro;
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organizzazione del 'Mercatino Regionale Francese';
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istituzione del farmer-market o mercato degli agricoltori;
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auguri di Natale in Piazza con panettoni e spumante;
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anguriata a Cassina Nuova mercato del sabato;
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luminarie natalizie dal 2005 al 2009;
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vademecum estivo dal 2005 al 2009;
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progetto intercomunale 'Dorsale delle Groane' 2005/2009;
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progetto intercomunale 'E-state Sicuri' 2005/2009;
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progetto comunale 'Sicurezza Stradale e Sicurezza Urbana' 2005/2009;
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dal 2005 al 2008, 150 corsi di educazione stradali per 3140 allievi delle Scuole Elementari;
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dal 2005 al 2006, 40 corsi di educazione stradali per 906 allievi delle Scuole Medie;
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2005 al 2008, 34 corsi per rilascio del patentino per ciclomotore a 837 allievi;
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protezione civile, approvazione piano di emergenza comunale ed intercomunale;
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approvazione e attuazione regolamento spettacoli viaggianti e per la disciplina del commercio su aree pubbliche;
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dal 2005 al 2009 pubblicazione opuscoli vari per info e per la tutela dei cittadini e dei consumatori;
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nel 2009 istituzione a Bollate del Comando Intercomunale di Polizia Provinciale;
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telesorveglianza sul territorio: progettazione, implementazione e incremento del numero degli impianti di telesorveglianza nella città.
Per quanto realizzato e per poter continuare a conseguire nuovi obiettivi necessari per la nostra città, Il 28 e 29 marzo 2010, mi candido per le elezioni al Consiglio Comunale di Bollate chiedendo a tutti voi di barrare il simbolo Italia Attiva. Con il vostro voto darete fiducia a persone con Rinnovate Idee e Concretezza nei Fatti.
In questa nuova ed avvincente competizione elettorale sono in compagnia di Dino, Enrico, Isabella, Pietro, Giulia, Marina, Antonia, Pasquale, Salvatore, Pierpaolo, Enrico, Giuseppe, Emanuela, Alessandro, Mario, Carla, Giovanni, Patrizia, Giovanni, Olderigi, Valter, Mario, Gianluca, Giuseppe, Jacques, Davide, Marco, Sergio e Romina. persone che con differenti esperienze professionali, diverse età anagrafiche, più di un terzo del gruppo è composto da donne e giovani e tutti ci mettiamo al servizio dei cittadini mantenendo al centro dei nostri ragionamenti politici i valori, gli ideali, la democrazia, la giustizia, il rispetto per le istituzioni, la famiglia, il lavoro, i servizi alla persona, i cittadini... il comune di Bollate.
Per una buona politica occorrono tante idee: INSIEME SI PUÒ!
Delfino Parlato - Segr. regionale Italia Attiva Lombardia
Per quanto realizzato e per poter continuare a conseguire nuovi obiettivi necessari per la nostra città, Il 28 e 29 marzo 2010, mi candido per le elezioni al Consiglio Comunale di Bollate chiedendo a tutti voi di barrare il simbolo . Con il vostro voto darete fiducia a persone con . In questa nuova ed avvincente competizione elettorale sono in compagnia di . persone che con differenti esperienze professionali, diverse età anagrafiche, più di un terzo del gruppo è composto da donne e giovani e tutti ci mettiamo al servizio dei cittadini mantenendo al centro dei nostri ragionamenti politici i valori, gli ideali, la democrazia, la giustizia, il rispetto per le istituzioni, la famiglia, il lavoro, i servizi alla persona, i cittadini... il comune di Bollate.
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Leonardo Sciascia, nella "Sicilia come metafora", a proposito della sua esperienza di parlamentare, ad una domanda su come giudicava i rappresentanti del popolo rispose:
"Il Parlamento rispecchia esattamente la società italiana".
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Da un’intuizione del pensiero cui ancora non riesco con la ragione a dare una forma razionale e soprattutto un nome e che per ora definisco come una nuova illuminazione dell’idea di onestà, lealtà ed etica. Riconosco in accordo con il principio di dare a Cesare ciò che è di Cesare che il Dipietrismo ha rivitalizzato un’esigenza profondamente sentita ed anche poco ascoltata della gente di un “fare politica” diverso da come è oggi. Inoltre dal progressivo ed irreversibile degrado di questo movimento, si sono alzate forti voci di nuove istanze culturali e sociali prodromi di una rinnovata idea qualitativa dell’agire politico, l’esigenza di valori che occorre soprattutto incarnare e non proclamarli e decantarli soltanto. Tutto questo non è certo nato all’improvviso, le nostre sono intuizioni elaborate nel tempo dalla nostra esperienza e che ora il demone della ragione deve razionalizzare e rendere comunicabili. La concretizzazione di tutto questo lo vediamo oggi in movimenti come “Parole Civili” o quello fondato da un gruppo di Dipietristi fuoriusciti come “
Italia Attiva”. L’ulteriore lavorazione di queste idee avranno sicuramente il loro momento più arduo nell’unità di pensiero, l’unificare in uno stesso argomento politico idee anche contrastanti su uno stesso argomento, ma contenenti lo stesso opportuno concetto, al fine d’inserire nella politica i postulati dell’onestà della lealtà e dell’etica.
E' indubbia la necessità di rispondere ad una esigenza profondamente sentita e anche poco ascoltata della gente, in tema di legalità, onestà, lealtà nella politica. In relazione a ciò sono nati e cresciuti molteplici movimenti, esse rappresentano segni inequivocabili che istanze culturali e sociologiche, prodromi di un nuovo umanesimo stanno delineandosi nello scenario sociale e quindi politico Italiano, che percepisce come il nostro paese orientato verso qualcosa sempre di pi ignoto ed oscuro.
In questa crisi economica assistiamo allennesimo massacro sul campo della classe lavoratrice, cassa integrazione, licenziamenti, precariato selvaggio, per costoro lo stato assicura solo una temporanea elemosina. Tutto ci comporta un aumento della fragilit sociale ed una tendenza alla rimozione tutta Italica della crisi, fidando in una presunta solidità del sistema.
Ecco lesigenza di concepire un'idea dell umanesimo intesa non solo come il porre la persona quale valore centrale della societ civile. Ma imporre al contesto sociale, valori essenziali per il corretto vivere civile, oggi necessarie alla sua stessa sopravvivenza, visto i danni immensi che il degrado oramai istituzionalizzato della politica provoca. In questo senso il concetto di umanesimo va integrato, ampliato e ridiscusso per aggiornarlo al nostro tempo.
Una sola preoccupazione spinge oggi i nostri politici a costruire programmi nuovi o a modificare quelli che gi esistono: la preoccupazione dell'esito delle prossime elezioni. Nulla piùmortificante dell'osservare, nella sua semplice realtà questo processo. Si parla spesso di valori morali come fine da raggiungere per realizzare una società civile giusta e democraticamente compiuta, senzaltro migliore di quella in cui viviamo ai giorni nostri. Il fine dunque rappresenta linsieme dei mezzi che rendono possibile la realizzazione effettiva di questi valori. Ecco entrare in campo la massima machiavellica fine che giustifica i mezzi, un assunto che personalmente ritengo falso.
Oggi come in passato vi sono personaggi politici che nel nome di valori morali da far ritornare nella politica Italiana, hanno perseguito il loro disegno in modo spregiudicato, e soprattutto contro quei principi etici di cui si dichiaravano portatori, lasciando delusi molti elettori ingenui speranzosi in un risorgimento morale della politica. Partiti fondati con le migliori intenzioni si sono trasformati in luoghi di malaffare, e chi nel partito, ha mantenuto salda la propria coscienza morale, si ritrova inconsapevolmente emarginato, e considerato da taluni addirittura un eretico.
Quindi dico basta parlare di programmi quali panacee dei nostri mali, lattenzione dessere rivolta alla persona, a quella che lavora, o che fa politica, o che emarginata sopravvive in qualche casolare diroccato, o che pensionata vive nel suo disagio senza rimedi perch abbandonata, e così via.
I valori di legalità onestà lealtà elevano la persona e contribuiscono a rafforzare la nostra società.
Affinché prevalga una concezione di società civile ove i'idea morale ed etica sia valore prevalente per servire di fondamento ad un risorgimento morale dellItalia, necessario, anzitutto, creare un'assoluta chiarezza circa l'essenza, il genere e l'ampiezza di quella idea: perché olo su una simile base si pu edificare un movimento capace di sviluppare nell'intima omogeneità delle sue convinzioni la forza necessaria alla lotta per giungere ad avere nel nostro paese una classe politica pulita.
Noi di
Italia Attiva siamo quello che avrebbe dovuto essere l'Italia dei Valori e non stata. Sicuramente ci riconosciamo in ideali comuni.
Italia Attiva prova a ripercorrere la strada che prometteva l'IdV, strada purtroppo abbandonata consapevolmente da Antonio Di Pietro. Con maggiore rigore etico e non solo di facciata. I Valori si incarnano, non basta parlarne e decantarli.
Italia Attiva vuole rispondere al grido di dolore che da tanti parti dItalia si leva contro una classe politica, composta da vagabondi, persone che nel corso degli anni hanno navigato attraverso pi partiti, inventandosi di volta in volta le ragioni del cambiamento; costoro ed i partiti cui appartengono nel corso degli anni hanno perso ogni contegno, degradando ed infangando le Istituzioni.
Italia Attiva nasce con lo scopo dessere portatrice di una speranza ideale: Il risorgimento morale della Nazione.
Italia Attiva lieta di annunciare che a seguito del nostro appello alle Istituzioni sul riconoscimento come patologia della fibromialgia o sindrome fibromialgica, stato presentato in Senato un disegno di legge inerente "Disposizioni per il riconoscimento, lo studio, la ricerca e la cura della malattia denominata fibromialgia o sindrome fibromialgica" a firma del Sen. Manfred Pinzger, a cui va il nostro sincero ringraziamento.
E' questo un primo importante passo per portare all'attenzione dei nostri governanti un problema che vede coinvolto un numero importante di persone che oggi, loro malgrado, vivono una situazione di disagio e malessere, e che in assenza di un'adeguata regolamentazione rimangono isolati e spesso inascoltati. Come cittadini attenti e sensibili a problematiche di questo tipo, ma non solo, e avendo deciso di spenderci in politca affinch essa possa dimostrare che con un lavoro mirato, attento e, soprattutto, rivolto alla soluzione pratica dei problemi, non possiamo nascondere una certa soddisfazione. Come detto un solo primo passo, certo importante, ma solo l'inizio di un percorso che ci auguriamo possa rivelarsi breve, in quanto chi oggi soffre paga sulla propria persona una carenza legislativa che, con un po' di buon senso, avrebbe gi potuto da tempo essere messa in atto.
Desideriamo ringraziare i molti cittadini che ci hanno sostenuto in questa nostra battaglia, inviando copia dell'appello ai nostri parlamentari, al Ministro della Salute, alla Commissione Tecnica Ministeriale e alle piu' alte cariche dello Stato. Ovviamente come Italia Attiva andremo a monitorare il rimanente percorso che seguir il DDL presentato al Senato, con l'auspicio di poter dare quanto prima la notizia dell'avvenuta trasformazione del DDL in legge dello Stato
 La coerenza non si compra dal droghiere. Il vicesindaco Liana Barbati fa la Giovanna D’Arco, la pasionaria delle libertà costituzionali, e poi vota all’opposto a favore delle celebrazioni con Schifani, da buona ex (?) socialista.
I fatti. Il direttore di Reggio24ore Nicola Fangareggi lancia, agli inizi di dicembre, un importante appello al sindaco Delrio per modificare l’invito in occasione della Festa del Tricolore del 7 gennaio. Invitare lo scrittore Roberto Saviano, cittadino onorario di Reggio, che non ha mai avuto l’occasione di ricevere l’onoreficenza stessa, al posto del presidente del Senato Renato Schifani, che si era di recente lanciato in dubbi discorsi di riforma della Costituzione.
Io, Davide Valeriani e tanti altri firmiamo subito quell’appello. Tra questi la vicesindaca Liana Barbati.
Il 18 dicembre si riunisce la Giunta e , tra le altre cose, delibera all’unanimità per le celebrazioni del Tricolore, compreso di programma con Schifani. Quindi la Barbati, presente, vota a favore. Ma nessuno pare saperlo.
Passano i giorni, si avvicina il 7 gennaio e l’appello, pur riscuotendo notevole successo, non assurge agli onori della cronaca cittadina. Fino a quando, con un comunicato del 27 dicembre, rilanciamo pubblicamente l’appello al sindaco citando tutti i sottoscrittori. Cittadini, esponenti del PD, e la stessa vicesindaco Barbati.
Si scatena un’immane bufera politica. La Barbati subisce attacchi velenosi sia dalla maggioranza (segretario del PD) sia dall’opposizione (PDL), questi ultimi ne chiedono le dimissioni. La Barbati reagisce in maniera altalenante, balbetta: prima dice che non sarà in Piazza, poi dice che spera che Schifani possa venire a parlare di Costituzione, poi come vedremo sarà in Piazza per l’alza bandiera. In tutto questo noi rimaniamo in silenzio e, in tutta sincerità, dalla parte della vicesindaca, nonostante le scarse doti di fermezza politica emergano chiare anche in quei giorni. Addirittura per alcuni mezzi di informazione (Telereggio) l’appello al sindaco è nato dall’Italia dei Valori di Reggio Emilia!
7 gennaio 2010: in Piazza protesta silenziosa di Grillo assieme a cittadini armati solo di una copia della Costituzione. Il vicesindaco Barbati si avvicina, si fa riprendere, si fa fotografare, e poi chiude con un bel gesto la giornata stringendo la mano a Grillo. Torniamo a casa felici, anche per la mezza risposta di Schifani sulle firme di Parlamento Pulito.
9 gennaio 2010:articolo del Carlino di Reggio, la Barbati ha votato sì in Giunta all’invito a Schifani. Il giornalista, come dargli torto, commenta: “il fatto di smarcarsi su una vicenda come quella del Tricolore potrebbe portarle voti da sottrarre, magari, proprio ai grillini“.
Ecco il testo della delibera.
Ora, senza mezzi termini, noi ribadiamo che Liana Barbati è rimasta la socialista di una volta, e lanciamo un appello a tutti i simpatizzanti IDV perchè firmino per il Movimento 5 Stelle in occasione delle raccolte firme per le regionali.
p.s.: per chi fosse interessato esiste già un movimento alla base dell’IDV per chiedere trasparenza all’interno di quel partito, che denuncia periodicamente un governo d pochi per pochi.
p.s. 2: Tutto già previsto, in questo video dell’8 luglio 2009 al nostro esordio in Consiglio Comunale, dal minuto 6:55 in poi
http://www.youtube.com/user/Reggio5Stelle#p/u/20/B6Q5knnz0oI
Fonte: http://www.reggio5stelle.it/2010/01/10/liana-bifronte/
L’economia mostra segnali di ripresa, la Cina e l’India si confermano motori trainanti della ripresa mondiale. Il ruolo una volta ricoperto da USA, Germania e Giappone, oggi è svolto da questi colossi. Purtroppo le prospettive occupazionali a breve e medio termine sono tuttora fosche, le vicende Italiane dei lavoratori FIAT di Termini Imerese, e dell’Alcoa in Sardegna, dell’OMSA a Faenza, dimostrano senza ombra di dubbio la realtà vera dell’attuale recessione economica, e probabilmente un’irrealtà sulle statistiche ufficiali relative alla disoccupazione. Per quanto riguarda Il distretto ceramico al termine modenese e reggiano al termine del 2009 presentava una produzione in calo del 30 per cento. L’attuale crisi iniziata degli Stati dove la speculazione finanziaria ha prodotto titoli tossici derivati dai famigerati “mutui subprime”.
Nella trimestrale di Marzo vedremo se il “vizietto” della speculazione borsistica è ancora presente oppure (poco credibile) nei circuiti dell’alta finanza mondiale. Se questo mostro venisse alfine bloccato, e dirottato assieme all’impegno dei governi nazionali sulla qualità nell’economia, sulla qualità della nostra vita, la produzione di nuova ricchezza, raggiungerebbe numeri atti a produrre nuovo boom economico, e questa volta con vantaggio per la gente comune.
Allo stato attuale senza quelle misure definite da taluni ideali e quindi non interessanti per la finanza globale, il declino proseguirà ineluttabile, fomentato dalla progressiva scarsità di fonti energetiche, dal degrado ambientale che produce surriscaldamento del pianeta, da un incremento demografico dalle conseguenze apocalittiche. Questo insieme di fattori un qualcosa di negativo lo ha già prodotto nelle nostre coscienze, un vuoto morale.
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